Regione Calabria

Le origini di Seminara sono molto discusse.

Molti storici riportano la fondazione di Seminara alla fine del VI Secolo ad opera dei Taurianesi ed gran parte di abitanti della Valle delle Saline i quali dopo l’ assalto dell’ esercito longobardo di Re Autari III decisero di costruire un sicuro castello per rifugiarsi in caso di pericolo. Fin dal suo sorgere, fù nominata “Seminaria Civitas – Oppidum Seminaria – Castrum Seminaria” i latini gli attribuirono il nome di Seminarium, ovvero semenzaio, vivaio, non tanto per i beni materiali prodotti, come annota Tommaso Aceti, quanto perché considerata patria di uomini illustri. Seminara incominciò ad accrescersi e ad ampliarsi allorquando gli abitanti della fascia costiera, furono costretti ad abbandonare le loro dimore per le continue scorrerie dei saraceni, cercando rifugio in luoghi più distanti dal mare, Fù nel 950, anno in cui L’emiro di Palermo Farag Mahaddad con un orda di Arangeni saccheggia e distrugge la Città di Tauriana, in questa circostanza gran parte della popolazione si trasferì nel vicino castello di Seminara. Nel castello, furono da subito costruite abitazioni per il clero, la Cattedrale e L’Episcopio dopo che il Vescovo Vitale, trasferì anche la Curia Vescovile continuando a governare questa chiesa usando il titolo di Vescovato di Tauriana, Il Giustiniani cosi scrisse: “ … venne edificata ove respirasi buona aria e divenne ben presto una città rispettabile di quella contrada. Fù certamente da questo periodo che si incominciò a costruire la grossa cinta muraria che racchiuse poi tutta la Città, al punto da farla diventare inespugnabile agli attacchi esterni ”. Durante il pontificato di Giovanni XIII fu proclamato un atto formale il quale disponeva che il Vescovado rimanesse fino alla ricostruzione di Tauriana, ma questo non avvenne e Seminara fu, quindi sede vescovile dal 950 al 1093. L’espansione della Città continuò anche quando ci fù la dominazione Normanna, intorno al 1060 con Ruggero e suo fratello Roberto il Guiscardo che si divisero il dominio delle terre calabresi. Nel 1081 il Conte Ruggero istituì il vescovado di Mileto e vi fece trasferire la sede di quello di Vibona e poco dopo quello di Tauriana ma il Conte volle mantenere il privilegio e l’obbligo per ogni Vescovo dopo aver preso possesso della sede, a portarsi a Seminara per rendere omaggio alla Città e formulare il giuramento. Al dominio dei Normanni subentrò quello degli Svevi i quali scesi in Italia con un agguerrito e fresco esercito, conquistarono ad una ad una tutte le contrade senza eccessiva difficoltà, la dominazione Sveva iniziò con l’incoronazione a Re delle due Sicilie di Federico II, egli divise il Regno in dodici province alla V e alla VI fu dato il nome di Calabria e Valle del Crati. In questi anni Seminara ne accresceva ancora più di prestigio che di popolazione rimanendo Demanio Regio, alla morte di Federico II gli successe il figlio Corrado e dopo di lui il potere passò a Manfredi che, nel 1266, fu ucciso in combattimento, il suo erede Corradino all’età di 16 anni fu decapitato dal Francese Carlo D’ Angiò, che era stato chiamato da Papa Urbano IV contro gli Svevi. La dominazione Francese si rivelò peggiore del previsto a causa di molti soprusi e delle prepotenze sia da parte dei funzionari che dei soldati, inoltre da alcuni documenti del 1276 redatti per fini fiscali, fu rilevato che le Città dovevano pagare dei tributi in base alla loro rendita, difatti a Seminara fu attribuito il valore di sei once d’ oro per ogni anno. Questo cattivo comportamento di Re Carlo provocò ben presto una forte reazione da parte del popolo, la rivolta scoppiò in Sicilia e passò alla storia col nome di Guerra del Vespro a nulla valsero i tentativi di sedare la rivolta, intanto Pietro D’ Aragona era stato proclamato a gran voce Re delle due Sicilie, nel 1283 il tesoriere di Re Carlo, Arrigo Baratta trovandosi in possesso di una forte somma di denaro che doveva servire per il pagamento dei soldati, per timori di aggressioni delle truppe aragonesi, pensò di rifugiarsi a Seminara, sia perché era una Città ritenuta sicura, sia perché in essa si trovava una guarnigione del suo re, contrariamente alle sue previsioni con l’ aiuto di partigiani del luogo lo derubarono e lo uccisero. Dopo questi avvenimenti i D’Angiò in un grande congresso a San Martino dove parteciparono principi, baroni, clero e prelati, venne concessa alle terre la riduzione delle imposte vennero concessi privilegi, libertà e garanzie, Seminara tornò sotto il loro dominio e fu ancor di più fortificata alla guida fu posto il Capitano Nasone Galarano conosciuto come uno dei soldati piu audaci e spericolati del tempo. Nel 1416 L’Aragonese Alfonso I detto il magnanimo riunì la Sicilia, la Sardegna e il territorio di Napoli in un unico regno e si proclamò re delle due Sicilie; durante il suo governo le città poterono praticare attività commerciali in modo intenso, rifiorì la cultura e ci fu un periodo di splendore che purtroppo rese povero il regio erario, per cui si rese necessario introdurre nuove tassazioni. Seminara che prima era rimasta fuori dai diritti feudali privati, fu ceduta a Francesco Sforza, sposo di Polissena Ruffo, ma dopo due anni ritornò demanio regio. In questo periodo Alfonso D’ Aragona nominò come vicerè Giovanni De Ixar, valente uomo politico e conoscitore di materie economiche, egli soggiorno a Seminara, le crescenti spese militari e l’eccessivo sfarzo che a corte si faceva imponevano sacrifici sempre più pesanti da parte dei già provati sudditi, e questa fu causa che costrinse il popolo a disprezzare e ad odiare la casa reale al punto che nel 1459 il rancore sfocio in ribellione. Il trono di Napoli, nel frattempo per la morte del Re, era passato a Ferdinando I (Ferrante), figlio naturale di Alfonso D’ Aragona il quale era succeduto a Giovanna ma si era visto contesa questa successione sia dal Papa, che evocò a se il regno come feudo della chiesa, e sia dalla potente fazione filo-francese che faceva capo a Giovanni di Calabria, figlio di Roberto D’ Angiò. Le discordi tra Ferdinando I ed il Papa finirono quando, dopo la conciliazione Innocenzo VIII riconobbe il diritto di successione per il figlio di Ferdinando, Alfonso, Duca di Calabria. Questi salito al trono nel 1494, regnò per pochissimo tempo fu costretto ad abdicare in favore del figlio Ferdinando II, conosciuto come Ferrandino. Per pagare le nutrite schiere di soldati e per far rimanere al di la della frontiera le truppe angioine di Carlo VIII, Ferdinando prelevo tutta l’ argenteria dalle chiese del regno e le utilizzò per battere moneta, gesto questo, che provocò le reazioni da parte dei religiosi e del clero tutto. In questo periodo la Città di Seminara era considerata tra le più importanti della zona, naturale, perciò l’ aspirazione di molte potenti famiglie ad entrarne in possesso dato lo sviluppo che aveva assunto e per le attività che si riscontravano nei vari settori dell’ economia, compreso quello dell’ agricoltura, favorita dalla particolare ubicazione dei terreni per la maggior parte posta in grandi pianure, e fu appunto in una di queste pianure nella contrada “Figurella” che le forze Francesi si scontrarono con le forze Spagnole e napoletane nel giugno del 1495. Carlo VIII D’ Angiò, proveniente dalla Francia ed approfittando dello stato confusionale creato da Re Ferdinando con le sue impopolari decisioni, cercò di impadronirsi del Regno di Napoli, fatto fuggire il giovane monarca, che si riparò per primo ad Ischia e poi a Messina, le armate di Carlo VIII entrarono nella Città partenopea acclamate dalla popolazione. L’ occupazione di Napoli da parte di queste forze fu, però, di breve durata in quanto, la coalizione italiana, costituitasi a Venezia, costrinse Carlo VIII a fare ritorno in Francia con gran parte del suo esercito, lasciando a presiedere il meridione ad alcuni generali tra cui il maresciallo Robert Stuart D’Aubigny. Approfittando di ciò Re Ferdinando, aiutato da forze napoletane fedeli alla casa di Aragona e di un imponente armata fatta giungere appositamente dalla Spagna da Re Ferdinando il Cattolico e comandata da Consalvo de Cordoba, intraprese la riconquista del Regno, partendo proprio dalla Calabria. Occupata Reggio, con la sua armata il Re marcio verso Seminara dove si era insediata una nutrita guarnigione di soldati francesi, ma non affronto subito il nemico preferendo aspettare qualche giorno, accampatosi nelle vicinanze della città ed organizzando le propie truppe stava per sferrare l’ attacco quando qualcosa fece variare il programma, alcuni reparti francesi, infatti, usciti dalla Città di Seminara, si imbatterono nelle truppe di Ferdinando e, data la stragrande disparità numerica furono sconfitti, senza per altro fare intervenire tutta l’ armata. Dopo di che la Città fu assediata da Ferdinando che mandò degli ambasciatori per chiedere la resa di tutta la guarnigione francese, dato il grosso concentramento di forze spagnole presenti sul posto, i francesi ritennero inutile provocare tanto spargimento di sangue e preferirono arrendersi. Cosi il Re, il comandante Consalvo, Carlo Spinelli, molti magnati e tutta la truppa entrarono vittoriosi in Seminara acclamati dalla popolazione e dalle soldatesche del luogo. Intanto i Francesi della guarnigione che si erano arresi e che il Re con magnanimità aveva fatto andar via, raggiunsero il grosso delle truppe del D’Aubigny che si trovava attendato vicino Terranova, il Maresciallo decise subito di dare una lezione militare alle forze spagnole. Riuniti subito tutti i distaccamenti che si trovavono sparsi in Calabria li fece marciare contro Seminara per attaccare l’ esercito di Re  Ferdinando arroccato all’ interno della Città, arrivati nei pressi della pianura del Pontevecchio nella contrada Figurella adiacente al Petrace, i francesi si accamparono e il D’Aubigny mando dei messaggeri sotto le mura di Seminara per avvissare Ferdinando dell’ imminente battaglia che voleva intraprendere, la sfida del combattimento fu subito accettata dal giovane e coraggioso monarca ma l’ esperto Capitano Consalvo cercò di sconsigliarlo perché non conosceva l’ armamento dei francesi e né era a conoscenza della loro entità, il Re, però, dopo essersi consultato con il resto dei generali decise di non rifiutare la sfida del D’Aubigny e impartì degli ordini di prepararsi al combattimento.

 

Il 21 Giugno gli eserciti si scontrarono nella citata pianura ci fu un vero e proprio massacro, i morti da entrambi le parti, si contarono a migliaia e la maggior parte di essa erano spagnoli. Lo stesso re Ferdinando, che pur si battè con accanimento e con coraggio, rischiò di morire e di essere fatto prigioniero se alcuni  Generali a lui sempre vicini tra cui Andrea D’ Altavilla, non lo avessero aiutato in più occasioni. Costretti a ritirarsi in tempo unitamente a Consalvo ed a quello che rimaneva ancora del suo esercito, verso Palmi, da qui dopo essere ben medicato ed assistito, si avviò per Bagnara dove poi si imbarcò su un battello che lo portò nella vicina Messina. Rimase esultante il D’Aubigny ma non volle infierire piu oltre contro il nemico perche la vittoria di questa battaglia rappresentava di per se stessa una umiliante sconfitta per il Re di Napoli e per il glorioso generale spagnolo Consalvo da Cordoba, considerati uno dei piu valenti e coraggiosi soldati del regno. Sistemate le cose nella Città di Seminara il D’Aubigny vi lascio a presidiarla un ristretto numero di soldati mentre egli, con il grosso delle truppe, si trasferì prima a terranova e poi a Gerace da dove, data la cagionevole salute, parti per la Francia.

 

L’allontanamento del Generale francese e gli avvenimenti che in Italia ed oltralpe si verificarono subito dopo consentirono a Consalvo da Cordoba di rioccupare i territori meridionali e quindi anche le Città di Reggio e Seminara, facilitando cosi il rientro a Napoli del Re Ferdinando. Intanto alla corte di Aragona, si era sposata Giovanna detta la pazza, la prematura morte del fratello Giovanni, a distanza di un anno da quella della sorella Isabella, fece si che Giovanna divenisse erede de troni di Castiglia e di Aragona, sposa di Filippo D’ Asburgo, figlio di Massimiliano I, Imperatore del Sacro romano Impero ( La Grande Casata dei Re Cattolici) Nel Borgo Sant’ Antonio dentro la Chiesetta murato sul lato destro e arrivato a noi uno scudo marmoreo databile 1503-1516  coronato protetto dall’ aquila di San Giovanni Stemma dei Re Cattolici unico esistente in Italia, quando la storia si ripete le forze spagnole e le forze francesi entrarono nuovamente in conflitto e dopo alcune battaglie poco decisive per la sorte del regno, nel 1503 a Barletta vi fu una battaglia decisiva, nello scontro cruento tra le due forze i francesi furono duramente sconfitti altra pesante sconfitta questa volta decisiva per gli spagnoli, subirono i francesi, qualche tempo dopo, precisamente il 10 Aprile dello stesso anno nei pressi di Seminara proprio nelle vicinanze dove anni prima il D’Aubigny ne usciva vittorioso, anche in questa battaglia i francesi erano comandanti dal D’ Aubigny il quale rimessosi con la salute incoraggiato dall’ esito della precedente battaglia e della conoscenza del territorio, scelse lui stesso il luogo dello scontro in modo che, una eventuale ritirata delle sue truppe, non trovasse difficoltà alcuna dal corso di acqua del fiume Petrace che divideva le due sponde. Da grande stratega che era in questa circostanza, commise l’ errore di sottovalutare le forze spagnole alla cui guida questa volta c’ erano capitani ben addestrati alla guerra e disponevano pure di truppe ben equipaggiate militarmente l’errore fu fatale e nella sanguinosa battaglia i francesi lasciarono sul campo oltre seimila morti più i feriti, il D’Aubigny potè salvarsi ritirandosi con i pochi superstiti nella vicina Gioia e da qui ripararsi all’ interno della roccaforte dell’ Angitola, nei pressi di Vibo. Accerchiato e assediato, si arrese successivamente con tutti i suoi seguaci, per la magnanimità di Consalvo che riconobbe in lui la qualità di grande condottiero e di valoroso soldato il D’Aubigny non fu fatto prigioniero ma gli fu concesso di andar via liberamente. Per tutti i meriti acquisiti nella campagna Italiana a Consalvo fu conferita la nomina di Vice rè del Regno di Napoli. Dei fatti di arme del 1495 e del 1503 dettagliatamente narrate dal De Cristo, in Seminara sono presenti due bassorilievi unitamente ad altri due dove vi è raffigurata l’ entrata trionfale dell’ Imperatore Carlo V in Seminara e l’ altro raffigura la presa di Giulianova e lo scontro con le forze papali i bassorilievi sono probabilmente databili  1550-1560. Dal De cristo e pure riportata in rime, la battaglia di Seminara tratta dal volumetto di D. Spanò Boolani ed intitolata la Battaglia di Seminara (1503)

 

Sono a fronte i nemici; il cozzo e’  lampo
Veggio de’ brandi anch’io. Gallo ed Ibero
Del nostro suol contrastansi l’impero.
E Seminara alla tenzone è campo.


Scontrasi ai fianchi, al centro; urtasi e Campo

E’ l’ira all’ira ed all’eccidio. Al fero
Impeto trema il cor d’ogni guerrero
Cui sol la morte, o la vittoria è scampo


S’apron le schiere; all’ordine succede
Scompiglio e fuga!…tutto sangue è il piano!

Vince l’Ibero; il Franco è rotto, e cede.


Che fa il Calabro intanto? Ei da lontano
Chi si contende la sua patria vede,
e piega il collo al vincitor Ispano.

 

Il 3 Novembre 1535 faceva il suo trionfale ingresso nella Città di Seminara L’imperatore del Sacro Romano Impero Re Carlo V, l’ accoglienza verso questo re rimase nella memoria della gente suoni di campane, squilli di trombe e un lunghissimo corteo accompagnavano il sovrano, che partecipo al Te deum nella chiesa dello Spirito Santo i festeggiamenti poi si protrassero fino a notte tra il giubilo del popolo: “questa era l’ iscrizione che fino al 1783 scolpita su marmo campeggiava nel frontale della Chiesa. “Anno 1535 Carlus V Romanorum Imperator Semper Augustus postquam debellavit carthaginem, ingressus est Seminariam tertio Novembre die Mercurio, et quarto mensis ejusdem recessit”.

 

Nel 1495 la Città passò a Carlo Spinelli che ne fu il Primo Duca, e dopo di lui subentrò il figlio Scipione Spinelli primo, questi aveva un carattere difficile, inoltre si affidò a consiglieri poco onesti che lo portarono ad essere mal visto dai sudditi, e a ragione poiché, fra l’ altro furono tanti i debiti accumulati, che fu costretto a vendere le terre di Seminara con i suoi casali di Palmi e Sant’ A al Conte di Sinopoli e di Nicotera Fabrizio Ruffo, per non cedere le terre a questo conte, i cittadini di queste zone, si riunirono insieme al clero e ad altri feudatarie decisero di far fronte ai debiti attraverso sottoscrizione fatta da loro stessi Palmi con 25.000 ducati e Seminara e Sant’ Anna con 75.000 ducati, con grande sacrificio ma, nello stesso tempo, con grande soddisfazione perché la figura di Fabrizio Ruffo, conosciuta come persona ipocrita e pure crudele, non ispirava loro alcuna fiducia e simpatia. Particolare significativo fu che le riunioni per tale singolare decisione si svolsero all’ interno della chiesa di san Marco, ove era solito tenere convegni di particolare importanza, Seminara con i suoi Casali divennero Demanio Regio fu una delle prime volte della storia dove i cittadini si autodeterminarono fondando un  Universitas composta da Nobili e Popolo.

 

Nell’anno 1579 un convegno di monaci Basiliani nel convento di Sant’Elia il Giovane e San Filarete, la Domenica di Pentecoste fu fondata la Congregazione Basiliana D’Italia. Nonostante la distruzione di ogni cosa e la scomparsa di atti bizantini, alcuni elementi rimasero fino ad epoca recente, come può essere dimostrato dall’ attività commerciale e dagli scambi con la Grecia. La tranquillità e la pace per l’attuale terra reggina non duro a lungo, perche il nemico era sempre pronto a colpire, i Turchi infatti, nel 1594 occuparono Reggio distruggendola queste flotte erano comandate dal temerario comandante Hassan Cicala, gli Uffici Pubblici furono quasi tutti distrutti compresi quelli degli archivi della Regia Udienza, il 24 Marzo del 1595 si decise di trasferirli a Seminara dato che questa Città si presentava meno esposta ed offriva maggiori garanzie di difesa.  Da Seminara dopo anni furono spostati definitivamente a Catanzaro e li ci rimasero fino All’ unità D’ Italia. Morto Filippo II nel 1598, e morto anche il primogenito Carlo, la corona del regno fu affidata all’ altro figlio Filippo III sotto il cui governo, vice rè il Conte di Lemos, si organizzo una congiura capeggiata da Fra Tommaso Campanella, il quale fu poi arrestato da D. Carlo Spinelli, appositamente inviato sul posto dallo stesso vice rè con il grado di capitano di guerra. Agli inizi del 600 il Casale di Palmi progrediva nelle arti, nelle industrie e nel commercio fu cosi che nel 1632 i cittadini, riunitisi in parlamento chiesero la separazione e l’ indipendenza da Seminara, che cerco di impedire con ogni mezzo l’ attuazione di ciò, a nulla valsero le opposizioni perché due anni dopo, nonostante le proteste energiche Palmi usciva dalla giurisdizione di Seminara. Seguirono negli anni, avvenimenti che portarono il malcontento in Calabria, in più ci furono molte scosse sismiche con relativi danni a persone e a cose, lenta era la ripresa da queste catastrofi naturali. A Seminara la ricostruzione ricominciò nella parte alta della Città, dove fu costruita anche l’ abitazione del Principe di Cariati e Duca di Seminara, alcuni conventi che furono devastati dalla furia tellurica vennero ricostruiti in altro luogo nel castello che fu degli Spinelli, fu istituita L’ abbazia dedicata a San mercurio nella quale si raccolsero più di 40 monache. il 3 Settembre del 1659 con bolla di Papa Alessandro VII venne istituita la Collegiata Insigne, nel 1623 fu fondato il convento di San Francesco di Paola, e nel 1637 un gentiluomo di Seminara Nicolò Reggio, fondo il Monastero dell’ Annunziata, fu un periodo di crescente fervore religioso e molte erano le opere di carità, tra cui ricordiamo quella di Fra Benedetto di Seminara, che, prima di morire, dispose che le sue ricchezze fossero date in beneficenza all’ Università per Fondare un Monte di Pietà.

 

1783

 

”Il Tuono continuava a rombare sotto di noi, pensammo che fosse gia arrivato il giorno del giudizio e aspettavamo di sentire la voce del giudice, finalmete la terra si calmò, io giacevo al suolo profondamente stordito, inconscio di quello che era successo intorno a me, quando il mio amico mi svegliò e cercammo di scendere in Città, la strada la trovammo distrutta, vedevamo campi lacerati, passammo da fiumi a noi sconosciuti, vedevamo monti che prima non c’ erano e non riuscimmo a trovare la Città, ancora non sapevamo cosa era successo intorno a noi, quando notammo fiamme che dalla Città s’ innalzavano al cielo e sentimmo terribili grida di dolore nel nostro cammino trovammo persone che giacevano a terra come esamine e girammo arrampicandoci tra le rovine senza sapere dov’eravamo. Per ore e ore errammo di qua e di la vedevamo case che cadevano su di noi, fiamme intorno a noi sentivamo tremendi gemiti, quando finalmente ci fu chiaro che un terremoto aveva distrutto la Città e cercammo di trovare le nostre abitazioni che stentavamo a trovare ad ogni minuto la nostra sventura diventava più grande.” Queste parole possono dare l’ idea di quello che provoco lo spaventoso terremoto del 5 Febbraio del 1783 battezzato dai sopravvissuti il terribile flagello. il destino di Seminara, Città famosa nel passato per numerosi avvenimenti storici, per le sue bellezze architettoniche, per la sua arte, per la religiosità, le industrie i personaggi, Città di grande Cultura e splendore artistico, che vide il suo fasto nel 500, nel 600 e nel 700 imponendosi all’ attenzione della Calabria e di tutta L’ Italia, fu completamente distrutta da quel terremoto che diede fine alla “Grande Seminara”

 

I terremoti del 1783 e del 1908 la rasero al suolo. Ricostruita ricalcando la vecchia pianta urbana perse, tuttavia, i suoi tesori architettonici più rappresentativi. Al tempo del riordino amministrativo voluto da Championnet Seminara fu a capo del dipartimento della Sagra di cui facevano parte i comuni, tra gli altri, di Oppido, Taurianova e Gioia.

Nel 1807 rientrò, invece, nel governo di Palmi. Fu dichiarato comune autonomo nel 1811.

Prima che il terremoto del 1783 la sconvolgesse, l’antica Seminara, era ricca di numerosi luoghi di culto e di case religiose, basti pensare che al culmine della sua massima potenza del ‘500 e nel ‘600, aveva ben 33 chiese fuori e dentro le mura, ricche di pregevoli opere d’ arte. Le chiese erano La chiesa Madre; la chiesa di san Leonardo; la chiesa di San Giorgio; la chiesa di santa Maria della Pace; la chiesa di S. Pietro, di diritto patronato della casa D’Aquino; la chiesa di S: Maria dei Poveri; la Chiesa dei Padri domenicani; la chiesa del Carmine; la chiesa di S. Maria della Scala; la chiesa di S. Maria dell’ Arco; la chiesa di S. Maria del soccorso; la chiesa di S. Maria delle Grazie; la chiesa dei Padri Basiliani sotto il titolo di S Filareto, fuori le mura; la chiesa dei Padri Cappuccini, fuori le mura; la chiesa dei Padri osservanti, sotto il titolo di S. Maria degli angeli; la chiesa del Monastero femminile di S. Mercurio; la chiesa di San Marco evangelista; la chiesa dei Padri Paolini, sotto il titolo di S. Francesco di Paola; la chiesa di San Nicola; la chiesa di Santa Barbara; la chiesa di San Basilio, sotto il titolo de le Anime del Purgatorio; la chiesa dello Spirito Santo;la chiesa di San Rocco;la chiesa di San Francesco D’Assisi, la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, la chiesa di Sant’ Anna; la chiesa di San Michele Arcangelo; la chiesa del monastero femminile della S.S. Annunziata;la chiesa di S. Maria dei Germani; la chiesa di S. Maria della Neve. Queste case religiose che sorsero a Seminara o nel suo territorio erano monasteri o conventi case degli ordini ( Francescani, Cappuccini, Domenicani, e Frati Minimi.) nonché quelle degli ordini sorti posteriormente al XII Secolo ( Benedettini, Basiliani, Cistecensi, Trappisti.) indubbiamente i monasteri più rappresentativi e piu antichi furono quelli Basiliani, inizialmente sorti in aperta campagna, in quanto essi furono luoghi di penitenza e di preghiera, di apostolato, di studio e di lavoro una di queste grancie di Seminara ospito il filosofo naturalista Bernadino Telesio che da qui scrisse il De rerum Natura. Il piu antico dei suddetti cenobi, che tanto lustro diedero a Seminara fu il monastero imperiale di Sant’ elia di Enna e di San Filarete L’ortolano, fondato intorno all’ 884, il monastero costruito da Sant’ Elia da Enna sorgeva nei pressi del monte Aulinas, in una località più belle della Calabria, ma a contatto con il mare, esso era troppo esposto alle incursioni e ai saccheggi dei saraceni che al tempo imperversavano lungo le coste di Calabria e Sicilia. Sorto come ascetario, divenne monastero imperiale per la fama del suo fondatore Elia di Enna intitolato, dapprima a San Nazario Martire, dopo la morte di Elia avvenuta nel 903, prese il nome di questo Santo, nel corso del IX Secolo, sentendosi esposti alle scorrerie barbare, i monaci abbandonarono questo monastero per costruirne uno nuovo a breve distanza dal castello di Seminara, che dava loro la possibilità, in caso di pericolo, di trovare rifugio dentro le sue mura, alle fine del XI il Monastero venne nominato di Sant’ Elia e San Filarete esso divenne un centro di cultura greca nell’ Italia meridionale, la sua famosissima biblioteca conservava manoscritti di classici di letteratura greca. Attualmente di questi vecchi monasteri rimangono solo ruderi, i monaci nei tempi dai monasteri posti fuori le mura si trasferirono in alti cenobi che andarono a costruire dentro la Città,  il Liberti, basandosi su studi fatti su atti del Notaio Michele Guardata, asserisce che il trasferimento avvenne precisamente nel 1684, il Notaio Antonio Paparo, della medesima Città, stila un inventario dei beni, una lunga lista di vecchi oggetti tra cui una custodioa di legno dorato nella quale si riponeva il SS. Sacramento un quadro nella cappella retrostante che raffigurava La Madonna delle Grazie con il Figlio in Braccio e con a sinistra Sant’ Elia e a destra San Filareto, dietro una inferriata doppia che proteggeva l’ altare vi erano riposte le reliquie dei santi Elia e filareto a quel tempo gia custodite dentro le mura di Seminara, ma con il terribile terremoto del 1783, anche il nuovo monastero posto in Città era destinato a scomparire e con lui scomparve l’ ultima di mondo orientale a cui Seminara deve tanto. Ma a testimoniare ed a ricordare la sua presenza rimangono i 4 Reliquiari che i monaci custodirono con tanta cura per diversi secoli ed ora conservati nella basilica Santuario della Madonna dei Poveri, alcuni rappresentano un interessante lavoro a sbalzo e bulino firmati da Daniele Vervare, orafo seminarese dell’ epoca, questi reliquari custodiscono la testa e un braccio di Sant’ Elia datata 1603 e un braccio e la testa di San Filarete del 1717. Un altro importante monastero basiliano presente nel territorio di Seminara fu quello di San Giovanni di Laura, fondato verso l’ anno mille. Molte sono le testimonianze soprattutto artistiche di questo ricco passato, Seminara è una delle Città con un patrimonio artistico rinascimentale non indifferente.

 

Il Santuario della Madonna dei Poveri, oltre ad essere polo di spiritualità e di vita religiosa, custodisce tesori di arte che manifestano la grandezza dell’ antica Seminara, il Tesoro della Basilica un rinnovato museo tra i tanti oggetti d’ arte espone una bellissima tela centinata della Madonna Immacolata probabilmente del XVI Secolo, tanta preziosa e suggestiva da essere riprodotta nella copertina dell’ elenco telefonico dell’ Sip di alcuni anni fa, un Crocifisso del XV ligneo di Scuola toscana, Tre sale che sono un vero scrigno di fede e di opere preziose, un'altra sala che che contiene preziose testimonianze è la Sala delle Reliquie dove vi sono custodite più di cinquanta Reliquie tra cui i reliquiari in argento dei Santi Elia da Enna e San Filarete L’Ortolano, in fondo alla Basilica fanno bella Mostra di se La Maddalena un opera insigne di Rinaldo Bonanno del XVI sec. Un Prezioso Battistero in Marmo sempre rinascimentale e la Madonna degli Uccellari una possente statua scolpita da Martino da Firenze a metà del Cinquecento, sull’ altrae Maggiore sono presenti due statue in marmo dei Santi Pietro e Paolo risalenti al XV Sec. Di scuola Gagginiana. Oltre alla Basilica Seminara ha altre Chiese dove sono conservate, opere di inestimabile valore, la Chiesa di San Marco ricostruita dopo il Terremoto del 1783 di stile barocco dove all’interno primeggia la statua in marmo scolpita a tutto tondo, della Madonna detta degli Angeli una delle più belle testimonianze che Antonello Gagini ci ha lasciato scolpita nel primo decennio del 500 in finissimo marmo di Carrara, oltre alla Madonna degli Angeli è presente anche una Pala marmorea cinquecentesca di Giovan’battista Mazzolo che raffigura L’epifania.

Altra Chiesa è quella di San Michele Arcangelo rifatta nel 700 il suo altare maggiore risalta per la sua imponenza e bellezza artistica, nel presbiterio sono presenti due bassorilievi marmorei rinascimentali che raffigurano San Pietro e San Paolo interessante e molto bella è la Pala marmorea del 500 attribuita a Giovanni Montorsoli allievo di Michelangelo Buonarroti, la pala marmorea rappresenta in pieno quello che fu il Rinascimento in Italia.

Infine c’è la Chiesa di Sant’ Antonio al borgo dove sono presenti Lo stemma Imperiale dei Re Cattolici scolpito sul marmo e una pregevole scultura cinquecentesca di una Madonna detta dei miracoli attribuita all’ artista Toscano Giovan’battista Mazzolo.

Da visitare anche uno dei più interessanti Monasteri Ortodossi presenti nel Sud Italia, che richiamò l’attenzione persino di Leone VI Imperatore di Bisanzio, dedicato ai Santi Elia e Filareto, rappresenta una rinascita importante e un riconoscimento effettivo dell’Ortodossia nel Meridione, molto particolare l’ interno con i suoi affascinanti affreschi. 

 

 Bibliografia.  Arnoldi Negri F -  Bartels J. H - De Salvo A - Ferrante N – Gioffrè S - Liberti R - Zappone B.

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