Chiese

 

Madonna dei PoveriChiesa della Madonna dei Poveri

La Chiesa, riedificata nel 1930, dopo che il terremoto del 1908 l'aveva praticamente distrutta, è in stile romanico e fu progettata da Cesare Umberto Angelini.
L'edificio si presenta con una struttura maestosa con pronao e doppia torre campanaria ed è suddiviso in tre navate da due fila di archi. Ciascuna delle quali è sorretta da colonne rivestite in marmo policromo con in alto capitelli finemente scolpiti.
All'interno sono conservati una statua in legno della Madonna, coronata d'oro, proveniente dall'antica città di Tauriana e collocata sull'altare maggiore. Portata in occidente da monaci bizantini fu trasportata in città nel 651.
L'attuale trono, in oro laminato, risale alla metà del 1700, dono di un ricchissima famiglia spagnola.
Altre statue di valore sono i Santi Pietro e Paolo del XV secolo. In marmo, in precedenza, erano collocate sulla facciata dell'edificio preesistente.
La Madonna con il Bambino di scuola gaginiana, invece, proviene dall'antica chiesa di Santa Maria degli Angeli. Da segnalare, inoltre, una Maddalena dello scultore messinese Rinaldo Bonanno. Sono da ascriversi al XVI secolo le due pale d'altare raffiguranti, rispettivamente, il Santissimo e la scena dell'Adorazione dei Magi.
Alla chiesa appartiene, infine, un Crocifisso in legno di noce del XII-XIII secolo
 


Chiesa di San Michele

L'edificio è stato ricostruito dopo il terremoto del 1783 in stile barocco.
Nell'aula sulla sinistra è visibile una pala d'altare marmorea di scuola messinese risalente al XVI secolo e raffigurante una scena dell'Epifania.
Da segnalare il presbiterio decorato con bassorilievi in marmo nonché una statua lignea di San Rocco e una tela raffigurante Santa Maria delle Grazie del XVI secolo.


Chiesetta di Sant’Antonio dei Pignatari

La chiesa si trova a 1 km circa sulla strada che conduce a Castellace.
Da segnalare la presenza in questa piccola chiesa di una scultura in marmo raffigurante la Vergine con il Bambino di probabile scuola gaginiana del XVI secolo. Qui è custodito lo stemma imperiale di Carlo V. La facciata di gusto semplice è abbellita da un bassorilievo posto sopra il portale d'ingresso.
Due nicchie laterali conservano altrettanti vasi scolpiti. Affianca l'edificio la torre campanaria a pianta quadrata.


 Chiesa di San Marco Evangelista

L'edificio, che fino al 1880 ospitava la collegiata, fu costruito dopo il 1783 forse sul sito dell'antica chiesa dei Minori Osservanti, sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli. Sulle pareti dell'unica navata si sviluppa una ricca decorazione in stucco realizzata agli inizi del XX secolo dallo stesso artigiano che ha lavorato al calvario in via San Marco, in cui sono ripresi motivi tratti dalla lunetta del dossale dell'Epifania. Dalla chiesa originaria, nei pressi del castello, l'arciconfraternita intitolata all'avangelista si trasferì nella sede attuale soltanto dopo il 1880. L'altare maggiore assembla elementi marmorei di varia provenienza, tra i quali spiccano, composte nel paliotto, due allegorie della Fede e della Speranza, sedute sulle volute di due elementi laterali che in origine dovevano affiancare un'edicola e che potrebbero essere pertinenti all'altare del SS. Sacramento eseguito nel  1769 per l'antica  matrice dal  marmoraro napoletano Giuseppe Troccoli coadiuvato dal discepolo Domenico Mazza. Allo stesso contesto sono probabilmente da ricondurre anche i mensoloni che reggono la mensa, il rilievo con teste di cherubino e tiara pontificia al centro del paliotto e un prospetto di tabernacolo attualmente reimpiegato nell'altare maggiore della chiesa di San Michele. Anche gli altari laterali ricompongono mensoloni, paliotti ed altri elementi marmorei prevalentemente databili al XVIII secolo ed attribuibili a marmorari siciliani, come il paliotto in commessi policromi  recante al centro, a rilievo, il Leone Alato, simbolo tetramorfico di San Marco Evangelista, forse parte dell'originario altare maggiore dell'antica chiesa confraternale.L'opera d'arte più pregevole tra quelle conservate nella chiesa è la nota Madonna degli Angeli, attribuita ad Antonello Gagini e databili al secondo decennio del '500. Persino Giovanni Fiore, nella Calabria Illustrata, riferendo del convento dei Minori Osservanti di Seminara, sotto il titolo di S. Maria degli Angeli, non potè fare a meno di segnalare <<l'immagine della medesima Vergine di tutto rilievo, di marmo finissimo, opra insigne>>, lasciandoci una testimonianza dell'altra condiderazione in cui la statua era tenuta. Un'ulteriore prova dell'ammirazione tributata alla Madonna degli Angeli sono le numerose repliche scolpite da Giovambattista Mazzolo. Tutt'oggi <<la meravigliosa Madonna di Seminara>>, pur non essendo nè firmata nè documentata, è considerata <<uno tra tra i più commoventi apici autografi del Gagini in Calabria>> (Caglioti 2002). Il segreto del fascino di questa scultura sta non tanto nello sguardo assorto, quasi assente, della Madre, che sembra liberarsi della dura freddezza del marmo volgendosi con tenero e vivido sguardo verso il riguardante. In basso, nell'apparizione che sovrasta la scena della Dormitio Virginis rappresentata sulla fronte dello scannello, è invece il Figlio a reggere sul braccio l'animula della Madre. La statua, esposta alla mostra Sacre Visioni, è stata sottoposta a un intervento di restauro intorno al 1999. Sul quinto altare a destra è collocato un dossale marmoreo raffigurantel'Epifania, attribuito a Giovambattista Mazzolo e databile al secondo qrarto del '500  che potrebbe provenire dalla distrutta chiesa dello Spirito Santo nella quale le visite pastorali settecentesche segnalano la presenza di un altare dedicato alla Natività con obblighi di messe per l'anima di Grillo e un benificio semplice fondato dal sacerdote Antonino Gioffrè. (ASDM, vol.9, 1722, fol. 80v). La pala (cm185x150)prende a modello l'analogo soggetto dipinto da Cesare da Sesto per la chiesa San Nicolò dei Gentiluomini a Messina (1519 ca), oggi nella pinacoteca di Capodimonte (Nostro in Sacre Visioni 1999), che lo stesso Mazzolo reinterpreta in un piccolo rilievo marmoreo oggi nella cappella capitolare del duomo di Messina, eseguito nel 1544 ( cfr. Paolino 1996). Cettina Nostro ha giustamente posto in evidenza, nell'altorilievo seminarese, l'eleganza del <<brano della Madonna col Bambino, che panneggi ed acconciatura fanno divenire quasi una matrona romana>>Ad un' opera firmata del Mazzolo, il dossalenella chiesa del Ritiro a Cetraro (1533), si riconnettono le lunette che sovrastano la trabeazione, nelle quali sono raffigurati l'Angelo e l'Annunziata ai lati, la Pietà, con la Madonna, san Giovanni e Nicodemo, nel comparto centrale. la pala marmorea dell'Epifania è stata scelta come soggetto per un francobollo natalizio emesso dall'istituto Poligrafico nel 1998.Sul sesto altare a sinistra, sovrastato da ornati in stucco, è murato un frontale di tabernacolo databile al quinto  decennio del Cinquecento e attribuito a Domenico Vanello, un'oscura personalità di cui ancora non si conoscono opere certe, ma che pure fu tra i protagonisti della scena messinese del quarto e quinto decennio del '500, nonchè capomastro della fabbrica del duomo almeno dal 1546 al 1550, quando fu sostituito dal Montorsoli. probabilmente identificabile con il Domenico di Iacopo Vanelli da Torano che interviene a Carrara in un atto notarile del 1522, accanto a Girolamo Santacroce e Giovan Giacomo da brescia per recuperare presso gli eredi Ordònez i compensi relativi all'opera prestata per ultimare alcuni lavori lasciati incompiuti dal maestro spagnolo, il Vanello coniugò con l'attività do scalpellino e di commerciante di marmi anche l'interesse per l'architettura. Documentato nella città dello stretto a partire dal 1533, progetta, accanto a Polidoro da Caravaggio, ben quattro dei cinque archi trionfali eretti lungo le vie della città nel 1535 in onore della venuta di Carlo V. La custodia seminarese, grazie ai confronti istituibili con opere siciliane, riveste un'importanza fondamentale per ricostuire la personalità dell'artista. Ai lati della portellina sono due Angeli adoranti, nelle nicchie laterali  San Francesco d'Assise e Santa Caterina d'Alessandria, mentre in alto,entro una lunetta , due angeli reggono il calice eucaristico. la rappresentazione del santo assisiate potrebbe indicare la provenienza del manufatto dall'antica chiesa dei Minori Osservanti. Il tabernacolo, oltre ad apparentarsi nello sviluppo architettonico all'altare Cesarini nel Duomo di Nola, datato 1523 ed attribuito al giovane Giovanni di Nola, presenta notevoli affinità con un ciborio conservato  nella chiesa di San Giovanni Battista a Castanea delle Furie (Messina), databile al 1546. Il sesto altare, lungo la parete prospiciente, riutilizza come paliotto la parte inferiore di una pala marmorea reffigurante La Trasfigurazione, originariamente collocata nella cappella della famiglia Franco all'interno della chiesa dei Minori Conventuali dove è puntualmente descritta nella Platea del 1722. Il frammento superstite, che rappresenta sulla vetta del monte Tabor, gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, doveva trovare completamento nella figura del Cristo, circondata da un nembo raggiante. Dalla Platea settecentesca sappiamo che l'altare era stato eretto nel 1555 da Jacobello Franco, canonico miletese, appartenente ad una delle famiglie più influenti di Seminara. Il rilievo, in cui ricorrono motivi consueti nel repertorio montorsoliano - i mantelli roteanti, la veste sblusata in vita che forma un ventaglio di pieghe convergenti verso il colletto, aderendo, invece, nella parte inferiore,al ventre tanto da lasciar intravedere l'ombellico - è attribuibile a Martino Montanino e si apparenta strettamente ad altre opere dello scultore conservate a Seminara nella chiesa di San Michele.

Comune di Seminara

 

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